2011


La svolta dell’ edizione 2011 – 6^ edizione


Come ogni festival nato da un gruppo di amici amanti del rock e dello stare in compagnia, si è formato piano piano, dalle piccole cose e andando avanti, anno dopo anno ‘I Butei’ l’ hanno fatto crescere con tanta passione ed impegno.

Le prime edizioni purtroppo sono state minate dal brutto tempo che non ha dato tregua dalla prima edizione del 2006 al 2010, a volte da devastanti temporali che ci obbligavano ad interrompere la manifestazione, a volte da qualche perturbazione ventosa con poche gocce ma che comunque ha creato disagi e fatto rimanere a casa qualche indeciso.

Durante i primi anni molti artisti si sono susseguiti sul nostro palco, provenienti principalmente dalla provincia di Verona, i concerti iniziavano verso le 21 e finivano non più tardi di mezzanotte. Si spaziava dal rock al funky al pop, dalle cover alla musica originale; il pubblico cresceva di anno in anno e la voce di questo festival cominciava ad espandersi finchè…

2011 – L’anno della svolta

L’anno in cui Isola Rock fa un passo in avanti e diventa “festival”; per il primo anno abbiamo ospitato musicisti provenienti da fuori provincia ed il numero delle bands è salito a dieci.

I concerti sono iniziati all’imbrunire e sono continuati fino a tarda serata. Tutti gli artisti, per la prima volta, hanno proposto musica originale, cosa che adesso è diventato un marchio di fabbrica per Isola Rock: una vetrina per i gruppi underground che vogliono far sentire la propria voce, un palco dove esprimere la propria musica e le proprie emozioni!

L’healiner di quell’edizione sono stati i torinesi Spidkilz capitanati dalla carismatica ElisaOver De Palma ex cantante della storica band White Skull. Dal thrash old school della band piemontese si è passati all’heavy metal classico dei vicentini Hollow Haze, al progressive dei nostrani Dark Ages al simphonic Death Metal dei Riul Doamnei anch’essi orgoglio veronese e molte altre band valide del panorama italiano.

Il tempo è stato clemente e i numeri ci hanno dato ragione. Una scelta azzardata in un periodo dove stava iniziando la dilagante moda delle tribute band, ma premiata proprio per la sua bontà. L’arte e la musica hanno bisogno di spazi dove il pubblico degli affezionati possa godere di questi musicisti che si mettono in gioco, che compongono, registrano, promuovono e suonano dal vivo la loro musica.